Chi specula sul taglio del #gasolio agricolo

Enrico Mattei ha costituito l’Eni per aiutare le Aziende italiane riducendo la dipendenza dal petrolio straniero, evitando costi energetici che avrebbero fatto crescere esponenzialmente il prezzo del prodotto finito. Purtroppo il progetto di Mattei è sicuramente finito e sostituito con una comune attività finanziaria.
Il prezzo del petrolio quotato nei mercati internazionali cala mentre al distributore i cali fanno ridere perfino i polli, ovviamente con rispetto parlando per gli avicoli.
All’Eni, agli amici petrolieri, allo Stato non interessano le nostre Aziende agricole perchè viste unicamente come corpuscoli da spremere per far cassa. Vi siete mai domandati perchè le quotazioni del gasolio agricolo nelle borse merci siano sempre più sostenute rispetto alla realtà delle nostre fatture? Ovviamente una realtà a favore sempre dei soliti ma mai degli agricoltori.
Prima in alcune Regioni gli Enti autorizzati realizzavano un solo buono annuale agli agricoltori chiedendo per il servizio erogato una somma, chi più chi meno, tra i quaranta ed i cinquanta euro. Ora tutte le sindacali emettono appositamente due buoni annuali oltre ad essere riusciti a rendere obbligatorio il passaggio dai propri circuiti informatici di tutte le pratiche. Tariffa raddoppiata!
Sinceramente ci siamo domandati a quale prezzo le sindacali tacciono sulla grave situazione in corso. Sicuramente la tariffa richiesta per i loro servizi non è proporzionale al calo del gasolio agricolo, anzi è inversamente proporzionale. Dalla comoda poltrona dell’ufficio un sindacalista non potrà mai comprendere cosa vuol dire non ricevere la PAC e non avere il gasolio per la normale attività aziendale.
Quando le sindacali ed i politici vengono colti con “le mani nella marmellata” o intenti comunque a preparare un bel piatto “avvelenato” per noi agricoltori usano la scusa, oramai rituale e consolidata, “ce lo ha chiesto l’Europa”. Pensiamo di essere rappresentati da persone serie, autorevoli e che sanno interpretare le nostre necessità; invece di fronte abbiamo soggetti che non fanno altro che incrementare le nostre difficoltà quotidiane.
Come in un circuito perverso se, grazie ad una specifica strategie, le nostre Aziende dovessero chiudere, ci mangeremo più cibi stranieri con il conseguente abbandono del territorio, incremento della disoccupazione e la perdita della nostra identità alimentare (e l’Expo a cosa è servito?).
Come potremo acquistare il gasolio dai distributori quando già attualmente produciamo sotto costo?
Uno Stato che non tutela il diritto al lavoro, tanto auspicato dal Santo Padre, impedisce di credere ed avere futuro ai propri cittadini.
I floricoltori, gli allevatori, gli agricoltori hanno delle necessità immediate per le proprie Aziende e non possono aspettare risposte dilazionate nel tempo o comunque risposte nebulose come nebbia in valpadana.
Pensate di prenderci in giro come dei cretini?

Dr. Nicola Gozzoli
Presidente Insieme per la Terra

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