Oramai dopo quello che è accaduto in Senato poche ore fa, è apparso con particolare veemenza tutto lo schema organizzativo, collaudato e ri-collaudato, atto a sopprimere l’agricoltura italiana.
Ogni disposizione relativa al settore primario parte dal mondo confindustriale. Da qui si chiedono decreti, emendamenti, mozioni parlamentari che vanno ad incidere sulla nostra attività quotidiana, ma con l’obbiettivo di creare delle condizioni migliori per incrementare il proprio patrimonio a discapito degli agricoltori e degli allevatori. Alle sindacali è affidato il compito di defilarsi, stare in silenzio e/o di fingere di protestare, esempio al Brennero, senza mai però depositare atti in Commissione Agricoltura o comunque nelle sedi opportune.
I politici non possono fare altro che obbedire alle disposizioni confindustriali facendo finta di fare ed ascoltare la plebe; in cambio è garantito il pagamento della campagna elettorale propria o del proprio delfino, oltre a sponsorizzare libri e convention sparse lungo lo stivale. La pubblicità costa !
Molti di voi penseranno che io stia farneticando; appunto per questo che vi darò esempi concreti.
Il Ministro Maria Elena Boschi ha fatto scrivere al Ministero delle Politiche Agricole un Decreto Legislativo per depenalizzare la contraffazione dell’olio. obbiettivo, in sintesi, se dichiari Made in Italy il tuo olio e poi scoprono che non è così rischi solo una multa amministrativa, “quattro” spiccioli e sparisce il penale. Questo DL, ancora fermo in Parlamento, se approvato sarebbe un grave precedente legale anche per altre eccellenze agroalimentari, a partire dal lattiero-caseario. C’è il fortissimo rischio, in questo caso, che la contraffazioni diventi incontrollata.
L’ex Ministro Federica Guidi, vicino alle Aziende rumene produttrici del pane industriale consumato in Italia, si era fermamente opposto al lavoro della Commissione Agricoltura relativamente al disciplinare della Piadina Romagnola. Il testo prevedeva una ingredientistica di origine italiana. Come aiutare gli amici industriali con tali diciture?
E il caso dell’origine delle materie prime indicate in etichettatura dei prodotti lattiero-caseari bocciata dal PD?
Ma quante situazioni ed esempi di cui non conosciamo la realtà? Abbiamo il dubbio che se sapessimo tutta la verità sugli accordi disgustosi realizzati, ci venga la voglia di fare un biglietto di sola andata per l’estero, magari per un’isola senza industriali di mezzo.
Quanto costerà al settore agroalimentare italiano ed ai consumatori il silenzio/assenso delle sindacali? Favorire il falso Made in Italy vuol dire perdere posti di lavoro ed entrate fiscali per lo Stato. Non mancano occasioni dove mostrare alle telecamere le imitazioni straniere, mentre di quelle nostrane non si conosce nulla, come se non ci fossero. L’importante è mantenere in piedi gli accordi sulle spartizione delle poltrone delle varie Camere di Commercio. Il disegno consolidato attribuisce la presidenza all’industriale di turno e la vice presidenza al sindacalista del momento. Tutto alla faccia di chi si spacca la schiena.

Dr. Nicola Gozzoli
Presidente Insieme per la Terra

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