Il castagno dei cento cavalli

Chi di voi non ha mai gustato delle castagne saporite e nutrienti assolutamente Made in Italy? Ciascuno di voi può consumare questo frutto come meglio preferisce: arrostite o magari come ottime marmellate, il famoso castagnaccio o altre confetture. Da non trascurare come le foglie di questa pianta, contenendo tannini, hanno proprietà astringenti, sedative e toniche.
L’origine di questo albero è controversa: pare tuttavia che esso provenga dalla Persia o comunque da altre zone del medio oriente. In Europa fu introdotto molti secoli fa, tanto è vero che Omero ne parla nelle sue opere, e ne parlano anche Galeno, Marziale e Virgilio. Plinio racconta come le castagne venissero consumate dopo essere state tostate, e come la farina da esse ottenuta venisse usata per produrre un pane speciale, del quale si nutrivano le sacerdotesse dedite al culto di Cibele (dea della Terra), che avevano l’assoluto divieto di cibarsi di cereali.
Per molti secoli si è creduto che le castagne fossero nocive all’organismo umano. A riprova dell’infondatezza di tali pregiudizi stanno le numerose generazioni di contadini, economicamente poveri, che per molti mesi dell’anno si cibavano quasi esclusivamente di castagne. A partire dal settecento tale pregiudizio andò rapidamente scomparendo, finché non furono pienamente riconosciute le virtù salutari di questo frutto.
A questa pianta longeva, che può raggiungere dimensioni colossali, è associata una curiosa leggenda. Questa narra come sotto i rami di un secolare castagno avesse trovato rifugio da un temporale la regina Giovanna d’Aragona insieme al suo seguito (che comprendeva anche cento cavalieri con i loro cavalli). L’albero, che si trova tuttora alle falde dell’Etna, è da allora noto come il “castagno dei cento cavalli”.
Ho voluto pubblicare questo articolo perchè ancora una volta volevo dimostrare come la nostra tradizione popolare e la nostra storia sia stata e sarà sempre legata ai frutti della nostra terra.

Dr. Nicola Gozzoli
Presidente Insieme per la Terra

Fonte:
-La grande enciclopedia delle erbe;
-Il grande libro delle erbe.

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