#Naturopatia di Francesca: Il #diaframma un #muscolo sottovalutato (Prima parte)

Il diaframma è un muscolo di grandi dimensioni posizionato al centro del corpo umano, ed è, lo sappiamo tutti, il muscolo principale legato alla respirazione.

Per la sua posizione, separa il torace dall’addome trovandosi al centro di numerosi “attraversamenti” muscolari, nervosi, venosi, di organi, e… come tutti i punti intermedi funge da ponte tra più parti e nello specifico tra uno stato più consapevole, sia fisicamente che energeticamente, ed un funzionamento di tipo più autonomo, vegetativo.

La sua forma a cupola é formata da una parte centrale tendinea, il centro frenico, e una parte muscolare vertebrale (costale e sternale) che si innesta appunto sulle ossa della cavità toracica.
Data la sua posizione centrale, il diaframma non assolve soltanto alla funzione respiratoria, ma anche ad altre funzioni vitali: quella circolatoria, digestiva e quella statico-posturale.

Quando il muscolo è contratto, che succede? Essendo costituito da tessuto muscolare, è soggetto alle stesse leggi di qualsiasi altro muscolo. Può capitare quindi che per diversi motivi esso resti contratto, ovvero “retratto”.
La costante contrattura, che ne determina poi l’impossibilità al rilascio, può avvenire nel corso del tempo, a causa di stress, per tensioni prolungate, per un’attività fisica inadeguata, per ansie ed angosce, l’età e la postura hanno inoltre una profonda influenza sul diaframma perché col passare del tempo le fibre dei muscoli tendono ad accorciarsi.
Quando un muscolo rimane contratto troppo a lungo, passa alla condizione fissa di retratto, quindi definitivamente accorciato, per cui non riuscirà più a tornare alla sua condizione originaria per mezzo del muscolo antagonista.
Inoltre, poiché attraversa almeno un’articolazione ed è organizzato con gli altri muscoli in “catene muscolari”, se si retrae, genera inevitabilmente non solo una compressione su quell’articolazione, ma ancor peggio anche su articolazioni non direttamente connesse, con un coinvolgimento generale e ramificato.
Se le fibre del diaframma sono diventate retratte, significa che i suoi estremi si sono avvicinati ed inevitabilmente le sue funzioni si sono modificate: la cupola è ora più bassa e appiattita e la sua capacità di mantice è stata inevitabilmente modificata compromettendone quindi la funzionalità.

Il diaframma si contrae energicamente (anche se per pochi istanti) ogni volta che compiamo uno sforzo violento, quando proviamo delle emozioni intense e, in generale, in tutte le situazioni emotivamente o fisicamente stressanti.
Se il diaframma perde elasticità, resta contratto e, non rilasciandosi, non risale nella gabbia toracica, impedisce ai polmoni di svuotarsi completamente e la espirazione tende ad essere incompleta. La conseguenza: se i polmoni non vengono svuotati da una buona espirazione, non ci sono i presupposti (e lo spazio!) per una nuova inspirazione, quindi non possono riempirsi se non vengono prima svuotati!

…e cosa succede al resto del corpo? Una scarsa funzione del diaframma, che significa in primo luogo scarsa respirazione, obbliga i muscoli respiratori accessori del collo e delle spalle ad agire al posto del diaframma. Questo continuo sovraccarico di lavoro e di tensione provocherà inevitabilmente la compressione e lo schiacciamento di tutto il tratto cervicale, che tali muscoli, appunto, scavalcano. 
E se le cervicali vengono deformate? si scatenano seri problemi alle spalle ed al collo: cervicalgie, artrosi, protrusioni, cervicobrachialgie, spalle dolorose, etc.

Inoltre Il diaframma è a stretto contatto con lo stomaco e avvolge il punto in cui stomaco si congiunge all’esofago impedendo che il contenuto dello stomaco (cibo e succhi gastrici) risalga nell’esofago verso la bocca.

Se il diaframma resta contratto e non torna alla sede originale, resta basso ed incontra lo stomaco che a questo punto si troverà costantemente compresso e parzialmente sopra al diaframma, eccoci spiegati il reflusso gastroesofageo, l’ernia iatale, le congestioni…etc…
Non dimentichiamoci poi che il diaframma è connesso al cuore attraverso un legamento che, quando il diaframma è contratto, si tende ulteriormente creando sensazioni dolorose anche nella zona cardiaca.

Continua…

Francesca Perego
Naturopata Insieme per la Terra

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Informazioni su Mauro Cappuccio

Segretario Generale
Insieme per la Terra

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