Prezzo latte: Carra (PD) accoglie la nostra proposta

Innanzitutto facciamo il punto della situazione.
Il paniere usato per valutare il prezzo del latte è costituito da tre voci che incidono singolarmente con un peso diverso:
-per il 55% dall’andamento del mercato interno;
-per il 25% dall’andamento del mercato estero;
-per il 20% dall’alimentazione del bestiame.
Premesso che la nostra Associazione auspica vivamente che:
-la voce “alimentazione del bestiame” sia estesa a tutte le voci che incidono pesantemente sui costi aziendali come elettricità (le sale di mungitura assorbono grandi quantità di energia), gasolio agricolo (boom di consumi nei periodi siccitosi e drastica riduzione dei quantitativi agevolati concessi dal Governo), accesso al credito (drammatica piaga economica oltre alla scomparsa degli uffici agrari presso gli Istituti di credito), acquisto di quote latte spesso attraverso mutui ventennali in barba alla chiusura del regime delle quote latte, burocrazia (grazie alle pretese delle Associazioni di Categoria che hanno imposto il passaggio obbligatorio di tutte le pratiche agricole attraverso i propri sistemi informatici ed alla creazione di nuove pratiche con nomi commerciali variopinti);
-la voce “alimentazione del bestiame” è quella che incide in realtà sui costi produttivi. Un fruttivendolo vende i propri prodotti nel suo negozio in base al costo della frutta e della verdura acquistata ai mercati generali incrementando il prezzo in base ai suoi costi e relativo margine. Così l’allevatore deve vendere il latte non sottocosto ma deve avere la possibilità di pagare le sue spese e deve ripagare il rischio produttivo (rischio imprenditoriale classico, rischio grandine, rischio malattie del bestiame, ecc..);
-gli industriali non intendono remunerare l’attività dell’imprenditore agricolo e non intendono collaborare nella filiera per il rilancio ed il sostegno al Made in Italy. I conflitti di interesse Industriali – Associazioni di categoria sono palesi ed evidenti a chiunque;
-la voce “alimentazione del bestiame” deve incidere sul paniere per almeno l’80% se si vuole tutelare veramente il territorio. Ricordiamo che sono gli agricoltori a tutelare il territorio; morti gli agricoltori il territorio sarà colpito da catastrofi naturali (alluvioni, frane, ecc..) con costi sociali impossibili per uno Stato che si definisca civile;
-sinceramente la quotazione del latte in Australia, in India o in Cina non influisce sui costi delle nostre Aziende ma interessa solo agli industriali che importano ogni tipo di merce di bassa qualità.

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In una Lettera al Direttore pubblicata sulla Gazzetta di Mantova, quotidiano più antico d’Italia, l’On. Marco Carra, componente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, ha accolto la nostra proposta tanto da dichiarare “… auspico che il costo complessivo dell’alimentazione del bestiame possa avere un’incidenza maggiore nella definizione del prezzo del latte …”.
La nostra Associazione continuerà a sensibilizzare ogni componente delle Commissioni Agricoltura portando avanti sempre le necessità del territorio e possibili soluzioni concrete.

Dr. Nicola Gozzoli
Presidente Insieme per la Terra

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