A cosa servono 31 milioni? Sarebbe più utile rendere concorrenziale il nostro mercato

Giusto il tempo di parlare, a grandi linee, della questione “aiuti” nel nostro ultimo articolo sulla coerenza tra i dati ISTAT e l’andamento del mercato Agroalimentare, sono arrivati dei denari (il nostro Presidente, Nicola Gozzoli, aveva già introdotto questa tematica) che andranno distribuiti tra chi ne ha bisogno…

BRUXELLES – La Commissione europea ha deciso di rimborsare oltre 31 milioni di euro agli agricoltori italiani. I fondi sono quelli corrisposti ogni anno dalle stesse imprese agricole per alimentare la cosiddetta ‘riserva di crisi’. Si tratta di una deduzione effettuata sui pagamenti diretti, applicata a partire dal 2014, che interessa tutti i Paesi Ue ad eccezione di Bulgaria, Croazia e Romania.

Nonostante il periodo di difficoltà vissuto dai mercati, nel 2015 la riserva di crisi per gli agricoltori a Bruxelles non è stata impiegata. Di qui il via libera dell’esecutivo Ue al rimborso di un totale di 410 milioni di euro, di cui quasi 59 milioni tornano alla Germania e oltre 53 alla Spagna, mentre l’Italia incassa 31.012.148 euro. Le misure addizionali previste quest’anno da Bruxelles, in particolare il pacchetto da 500 milioni di euro annunciato nel settembre scorso per venire in soccorso dei settori lattiero-caseario e della carne di maiale in crisi, hanno potuto beneficiare delle risorse arrivate dalle multe dell’ultimo anno del regime delle quote latte, in totale circa 818 milioni di euro di sanzioni.

Ma a chi andranno questi soldi? E soprattutto, quanti di questi soldi, in che misura verranno distribuiti?
Giusto fare due valutazioni molto importanti:

-la prima riguarda la modalità di comunicazione di queste cifre. Ad un qualsiasi lettore un’articolo di questo tipo da la sensazione che gli operatori del primario vengano ricoperti di denaro come a paperopoli senza capire che si parla di cifre riguardanti tutta l’Unione Europea e non solo in nostro Paese;
-la seconda che la comunicazione di cifre aggregate è utile per confondere sia gli addetti del settore sia il consumatore in quanto non comprensibile il reale beneficio per le Aziende Agricole italiane coinvolte.

La nostra paura è che i rari danari vadano indirettamente a rimpinguare le già nutrite casse degli industriali che stanno risentendo dei tumulti degli allevatori che in questi giorni (vedi anche la nostra iniziativa “TE LO DO IO IL MADE IN ITALY“) si stanno “lamentando” per un prezzo più equo, oppure che vadano ad aiutare sempre i soliti che alla fine, sono quelli che già hanno ricevono altre regalie, oppure hanno sempre un “particolare” accordo di favore.

Sarebbe importante se ci fosse una commissione statale, non gestita dalle forze sindacali attualmente in essere, che analizzando le reali necessità, distribuisca questi soldi, senza spinte politiche, rappresentative o sindacali.

Il testo indicato in questo articolo in forma di citazione, deriva dall’articolo sul sito www.ansa.it

Mauro Cappuccio
Segretario Generale
Insieme per la Terra

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