L’#alimentazione nella #scuola italiana: la #Commissione #Mensa

Quando si parla di refezione scolastica a moltissimi di noi, che hanno frequentato le mense scolastiche negli anni  ’80, viene in mente quel potente odore di pasta al sugo che “infestava” le narici fin dalle 8.30 del mattino. Da quegli anni ad oggi le cose sono decisamente cambiate, ma non tutti i genitori sono al corrente di cosa mangino i propri figli.
I menù che vengono offerti ai nostri bambini sono redatti in base alle linee guida proposte dalle ASL di competenza e successivamente sottoposti al nulla-osta delle stesse.
Le tabelle dietetiche proposte dall’ASL prevedono la scelta giornaliera tra tre/quattro menù diversi e la scelta del menù può essere effettuata direttamente dalla scuola. A tal proposito, negli ultimi anni è nato un importante organo all’interno degli istituti che prevedono il servizio mensa: la Commissione Mensa.
La Commissione Mensa è normalmente formata dai rappresentanti dei genitori degli alunni che usufruiscono del servizio di ristorazione e dai rappresentanti degli insegnanti, inoltre ne possono far parte i funzionari del Comune di appartenenza della scuola, il Preside o suo sostituto e il portavoce dell’azienda che si occupa della ristorazione.
Al fine di poter monitorare al meglio e poter quindi verificare la necessità di modificare o integrare i vari menù, i rappresentanti dei genitori utilizzano gli assaggiatori.
Gli assaggiatori sono genitori che si prendono l’impegno di assaggiare, controllare e verificare i pasti degli alunni. Sono muniti di modulistica, riconosciuta dal Comune e dall’ASL, che viene compilata ad ogni “assaggio” e fornisce alla componente genitori della Commissione Mensa la possibilità di redigere una relazione sull’andamento del servizio di ristorazione.
La presenza dell’assaggiatore all’interno della mensa permette di poter verificare la pulizia degli ambienti, dei tavoli e delle stoviglie che vengono utilizzate, la durata di somministrazione del pasto, la quantità di cibo somministrata, il sapore, la cottura e, cosa più importante, l’indice di gradimento del pasto stesso, che può essere totalmente o parzialmente accettato o totalmente o parzialmente rifiutato.
In base alle constatazioni da parte degli assaggiatori, la Commissione Mensa ha dati oggettivi sui quali poter lavorare e intervenire per riuscire a modificare i menù per poter “accontentare” anche i palati più esigenti.
Ed è proprio a questa richiesta che spesso si ci trova in difficoltà. Molti genitori incolpano la scuola o la ditta che fornisce il pasto di non offrire i pasti idonei o i quantitativi giusti, lamentandosi sia del cibo e che delle porzioni.
Partiamo dal presupposto che ogni pasto è composto da un primo, un secondo, un contorno, pane e frutta. In alcuni casi è presente un piatto unico (come la pizza al prosciutto o le lasagne) e in alcuni istituti viene anche servito il budino. Ogni piatto deve seguire la giusta grammatura ed il cuoco incaricato è in grado di calcolare le giuste quantità in base al numero dei bambini e alle tipologie di pasto.
L’obiettivo che ci si deve porre per una mensa scolastica di buon livello è sicuramente l’educazione alimentare: modificare le abitudini alimentari scorrette e consolidare quelle acquisite al fine di proporre agli studenti un’alimentazione varia, completa e ben equilibrata.
Ricordiamoci che spesso le abitudini consolidate di casa non sono sempre quelle giuste. Diamo la possibilità alla scuola, anche attraverso la mensa, di formare i nostri ragazzi. E cerchiamo di porre, per quanto possibile, attenzione ad organi come la Commissione Mensa che è stata creata proprio per permettere a noi genitori di interessarci e monitorare i nostri ragazzi anche nell’alimentazione.

Anna Senes
Vice Presidente
Insieme per la Terra

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