Vi presentiamo l’intervista fatta ad Efisio Rosso, fondatore di Sardo Sole, un progetto stupendo che nasce dalla passione, radicata profondamente nella vita di queste persone e nella terra Sarda di cui portano con fierezza il nome. I loro prodotti sono figli di tutto questo e se ne sente la forza nel gusto e nel profumo. Le sue parole sono semplici e forti della grande passione per il suo lavoro e per la sua terra.

Come è nata la filiera del coltivato e trasformato in sardegna sardo sole?

Ufficialmente e’ nata nel giugno 2012 con la forma giuridica di una rete contratto che metteva al centro un programma condiviso tra i vari attori della filiera e come chiusura di un processo nato nelle campagne della marmilla e del sinis tre anni prima.

L’accordo di filiera nato con la forma del contratto di rete a giugno  2012, di fatto, rettificava un percorso avviato nei tre anni precedenti e promosso dagli stessi produttori.

L’elemento di novità del primo accordo di filiera siglato nel 2008 prevedeva che tutti gli anni venisse dato ai produttori un prezzo minimo garantito prima di seminare (entro novembre di ogni anno) per il grano di qualità raccolto.

Questo aspetto, fornire ai produttori un parametro prima seminare, personalmente, la considero la più grande innovazione di processo dell’ultimo decennio in agricoltura  e’ tuttora costituisce l’elemento centrale della filiera sardo sole. Peccato che da allora, molti hanno lavorato contro nel quadro istituzionale regionale a che oggi non se ne sapesse molto (per non dispiacere alla grande industria).

Sintesi storica:

2008-2009 viene firmato il primo accordo di filiera sul grano di qualità con il parametro del prezzo minimo garantito (21 euro al quintale contro i 18 euro del mercato) . Originariamente l’accordo interessava il grano sopra i 12 di proteine e prevedeva ritiro delle quantità prenotate e pagamento entro novembre di ogni anno da parte del molino aderenti.

Al raccolto non fummo molto fortunati perché piovette a inizio mietitura e questo ci slavo’ il grano.   Devo pero’ riconoscere al molino di allora grande senso di responsabilità e, malgrado la slavatura, ritiro il grano senza chiedere sconti.

Ma intorno a noi era una valle di lacrime. Il resto del mondo molitorio regionale si face 5-6 euro di sconto e il resto molini pago il grano tra i 13 e i 15 euro a quintale.     Il molino rispettoso fu oggetto di una concorrenza sleale di tutti gli altri molini che avendo pagato tra i 6 e gli 8 euro a quintale in meno il grano giocavano col prezzo a sbatterlo fuori dal mercato, tanto che alla fine chiese di essere liberato dall’accordo della nuova annata perche riteneva a rischio la sua azienda.

Alle nuove semine molta gente fuori dai nostri distretti smise di fare grano. Gli ettari regionali dai 90.000 dei primi anni 2000 si ridussero al minimo storico di 25.000 ettari.

Quell’anno circa 300 agricoltori per un totale di 4000 ettari chiedeva di essere accolto in filiera, ma la nostri casa non era cosi grande da poterli accogliere e il molino aderente chiedeva per la nuova annata di essere liberato dall’accordo per quanto sopra riportato.  Di sicuro non potevamo contare, su il soggetto agricolo principale che opera in sardegna  (tanto osannato da politica e sindacati) il consorzio agrario,visto che, mentre il molini pagavano il grano slavato a 15 euro loro lo pagava a 13 meno di tutti gli altri .

Sulla base di quanto accaduto, decidemmo di passare dalla logica di venditori della materia prima a quella di fare prodotti e commercializzarli. (cercare di inserirci dove c’e valore, vede 0,05 centesimi su un pacco di pasta vogliono dire 10 euro a quintale e felicita’ nei campi )

Tra il 2009-2010 vennero siglati convenzioni con alcune  aziende artigianali della trasformazione regionale (molini, pastifici e panifici) che nel ruolo di terzisti trasformavano il nostri grano per nostri conto.

Ricordo ancora l’emozione mia e dei produttori quando gli presentai il primo pacco di pasta fatto esclusivamente con il nostri grano.

Era inoltre la prima pasta che veniva fatta in sardegna con l uso esclusivo di materia prima locale.

La pasta era buona ma c’era ancora tanto da migliorare sotto l’aspetto agronomico, selezione e qualità del grano per arrivare a fare un prodotto di eccellenza come facciamo oggi.

Tuttavia il nuovo percorso permetteva di farsi un proprio prezzo del grano legato ai prodotti.

Il prezzo minimo garantito prima di seminare (novembre) sali da 21 a 23 poi lo abbiamo stabilizzato a 25 fino agli attuali 28 euro a quintale per grani > 13 proteine per pastificazione e 27 per grani panificazione (>12 proteine)

Tale prezzo rappresentava la garanzia minima, nel senso che se il grano al raccolto fosse stato piu alto ci saremmo adeguati alle nuove quotazioni nei prezzi di uscita del grano dal centro d’ammaso per le nostri lavorazioni.

Cosi ci son state annate dove partendo da 25 a novembre si e chiuso il grano al raccolto con prezzi tra i 28 e 32 euro al produttore.

Nel 2011 venimmo chiamati per la prima volta in regione in assessorato agricoltura  che ci comunico che per il comparto erano stati stanziati 4.000.000 per un triennio e ci fu chiesta opinione e parere su come avrebbero dovuto impegnarli.  A quel tavolo ci prendemmo lo spazio di mettere in piedi una proposta per l’utilizzo di queste somme. Cosi in meno di 15 giorni presentammo una proposta che prevedeva un premio de minimis ai produttori che si aggregavano presso soggetti agricoli della cooperazione che avevano siglato accordi di filiera. Non solo, stabilimmo con legge, che affinché, in sardegna si potesse parlare di filiere cerealicole era necessario che fosse stabilito un prezzo minimo garantito prima di seminare. Senza questo prezzo minimo garantito non si può parlare di filiere in sardegna .

Ma  i principi sono una cosa l’applicazione istituzionale burocratica e  un’altra.

Commettemmo un errore nel presentare tanti buoni principi, e fu quello di dare per scontato che l’atto o accordo di filiera, vista la rilevanza degli interessi coinvolti dovesse avvenire per atto pubblico o scrittura privata autenticata.

L’interpretazione regionale invece ammise anche la semplice scrittura privata (ossia lo scottex – la procedura e’ in mano ad un solo funzionario che nel triennio ha fatto il bello e cattivo tempo).

Questa misura che favoriva l’aggregazione agricola ha anche natura anticongiunturale e serviva a contrastare  la volatilità al ribasso di certe annate , mentre nelle annate con buoni prezzi avrebbe permesso ai piccoli produttori l’autofinanziamento per eventuali ammodernamenti aziendali.

Cosi nel triennio la misura anziché collegarsi all’annata agraria e stata distorta a tal punto che i produttori si son visti arrivare in ritardo di anni senza sapere più perché gli arrivava (l’ultima annualità del primo triennio che doveva chiudersi nel 2014 l’hanno vista l’altro giorno dopo  nuova nuova uscita di protesta sui giornali regionali.  Comunque ne l 2014 tempestivamente e visto che residuava qualcosa abbiamo richiesto e ottenuto  la riprogrammazione per un ulteriore biennio. Ci son voluti 1 anno e 40 incontri circa per far ripartire la misura, con testi approvati al tavolo la sera prima e stravolti la mattina seguente.

Cosi che anche questa volta non c’è legame con l’annata agraria di riferimento: il premio del primo anno nuovo biennio deve ancora essere incassato, raccoglieremo il secondo raccolto e chissà quando erogheranno questi premi.

Quel premio ha una incidenza tra i 3 e i 5 euro a quintale a seconda delle rese d’annata (es: l’anno scorso siamo partiti con prezzo minimo 28 grano pasta e 27 grano pane, al raccolto visto che le rese erano basse ma un’ottima qualità della granella abbiamo chiuso il grano filiera a 29 per pasta e 28 per pane e se i produttori avessero incassato il de minimis regionale sarebbero arrivati ai 32-33 euro col premio (miglior prezzo al produttore in tutta italia).

Quest’anno abbiamo confermato a novembre i 28 e i 27 e credo che la chiuderemo cosi visto l andamento quotazioni nazionali.

Le collaborazioni con le aziende artigianali hanno poi portato come detto in precedenza alla nascita della rete contratto del 2012.

Da li inizio un percorso ufficiale di cooperazione tra aziende della filiera (produttori, centri d’ammasso, molini, pastifici panifici) orientato alla qualità e basato sull’orgoglio di presentare al consumatore finale un prodotto autenticamente sardo al 100% e quindi anche di made in italy vero, basato non solo su un percorso di tracciabilità ma anche etico sociale.

Nel 2015 la rete contratto è diventata rete con personalità giuridica (rete soggetto) cui viene demandato il compito di perseguire gli obiettivi della filiera e risulta composto da tre soggetti (2 agricoli e 1 pastificio artigianale), mentre macinazione, pane e altri prodotti vengono portate avanti con convenzioni ad hoc di cooperazione (ad oggi ne abbiamo una decina in essere).

Nel nuovo assetto di filiera il prezzo del grano son chiamati nel ragionevole a farlo i produttori.

Si tratta di una decisione che il CDA rete soggetto può prendere a maggioranza, devo con orgoglio dire che sulle nostri proposte come soggetti agricoli il partner della trasformazione finora è sempre stato d’accordo con noi è abbiamo finora deciso sempre all’unanimità le politiche agrarie rivolte al produttore.

La logica del prezzo minimo garantito sul grano si è poi estesa a tutte le altre cultivar dei nostri produttori (oggi hanno un prezzo minimo garantito prima di seminare oltre al grano, il farro, l’orzo alimentare i legumi).

Anche nella scelta del marchio abbiamo ricercato i nostri valori etici (sardo sole nasce da un’esortazione del Cav. Pasquale Tola del 1838 che esortava gli uomini illustri della sardegna del suo tempo a fare qualcosa di più.

Cosa la caratterizza e che differenze ci sono rispetto ad altre filiere?

Molti parlano di filiera unicamente in termini di un percorso di prodotto, per noi le filiere sono molto di più. Una filiera nella nostri accezione è un modello socio economico di sostenibilità che mette al centro la responsabilità sociale tra le aziende che vi partecipano.

Le filiere se ben costruite portano con se i connotati di un nuovo modello socio economico basato sulla corresponsabilità sociale, dove al centro viene messo il territorio di riferimento includendo in questo concetto le persone che vi vivono.

Come considera le borse merci nazionali?

superate  dalle dinamiche delle filiere  etico sociali.  Il prezzo di una materia prima lo deve fare chi l’ha prodotta non chi compra.

Nella nostri accezione il prezzo di un prodotto a scaffale di filiera non è altro che la somma dei valori di equilibrio di tutti coloro che vi partecipano inclusi i soggetti distributivi cui si chiede trasparenza

Come considera le organizzazioni interprofessionali di cui tanto si parla?

Potrebbero avere un senso se dentro ci sono i soggetti distributivi e associazione dei consumatori finali, cosi come ne parlano in sardegna non hanno senso, in quanto vorrebbero mettere al centro le grandi industrie regionali che son quelle che con le importazioni distruggono il valore di ciò che produciamo qui. Mi sembra ci vogliano delineare un futuro da schiavi con un bel fiocco colorato. Le organizzazioni professionali che ha in mente la nostri politica ricalcano lo schema borse merci, dove il mondo agricolo vero non è affatto rappresentato.

E nostri convinzione che il miglior alleato delle campagna sia il consumatore finale al quale si propone del buon sano cibo e a cui si chiede consapevolezza nei consumi. Tutti noi con i nostri consumi possiamo condizionare scelte importanti. E chiaro che come consumatore quando mangia un cibo prodotto con materia prima locale deve essere consapevole che sta mettendo in moto la propria economia.

TTIP: fa bene la francia che a quel tavolo non si vuole sedere,i nostri politici da botteguccia mancano ahimè di strategicità e conoscenza nostri assett di sviluppo.

Efisio Rosso
Presidente Sardo Sole

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