Boom di #import, crolla il #prezzo del #latte ovino

Questa è un chiaro esempio di cosa significa Europa: povertà e svalutazione del nostro sudore e dei nostri prodotti. Quando capiremo che il settore primario italiano sarà completamente eliminato da Bruxelles ? L’articolo di Agronotizie non lascia dubbi in merito. Ovviamente le Istituzioni tacciono !

Tempi duri per il latte ovino, entrato in una spirale di prezzi bassi che sembra emulare la difficile situazione del latte vaccino. Il forte aumento dell’export registrato nel 2015, con uno straordinario più 23%, ha consentito al latte di raggiungere quotazioni che sino a pochi mesi fa superavano in alcuni casi i 100 euro per ettolitro, un euro al litro. Un aumento che per il latte ovino prodotto in Sardegna ha sfiorato il 16% in più rispetto all’anno precedente.
Poi da marzo di quest’anno i prezzi hanno iniziato a precipitare senza sosta. Per il latte prodotto in Lazio Ismea riporta il 17 giugno quotazioni di 86,50 centesimi al litro. Una tendenza al ribasso che al momento non sembra arrestarsi e che desta non poche preoccupazioni per la “tenuta” del settore.
I numeri
L’allevamento ovino in Italia vanta la presenza di oltre 50mila aziende alle quali si aggiungono altre 20mila del settore caprino. Oltre l’80% di queste aziende si trova nel Centro Sud, con una forte concentrazione in quattro regioni, Sardegna, Sicilia, Lazio e Toscana.
La produzione di latte è di oltre 400mila tonnellate sommando latte di pecora e latte di capra (quest’ultimo rappresenta circa il 7% del totale). Significativo il valore della produzione che supera per il latte i 450 milioni di euro, ai quali si aggiungono i quasi 200 milioni di euro delle carni ovicaprine.

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La protesta
Sono questi i risultati economici raggiunti da oltre sette milioni di pecore e quasi un milione di capre presenti nei nostri allevamenti. Animali che vivono il più delle volte utilizzando le risorse di terreni marginali, offrendo opportunità di valorizzare aree altrimenti destinate all’abbandono e al degrado.
La profondità della crisi che si sta aprendo sul settore rischia di compromettere il lavoro fatto sino ad oggi e gli allevatori hanno deciso di evidenziare questo pericolo con una manifestazione che si è svolta a Cagliari. Dito puntato contro le importazioni di formaggi pecorini che arrivano dall’Europa dell’Est, Repubblica Ceca e Romania in particolare. Importazioni triplicate nel 2015, per un totale di quasi 3mila tonnellate.
Le richieste degli allevatori
Alla mobilitazione indetta da Coldiretti ha aderito Assonapa, l’associazione che fa capo ad Aia (associazione italiana allevatori) e che riunisce gli allevatori di pecore e capre. Il presidente di Assonapa, Stefano Sanna, ha denunciato le distorsioni che si registrano sui mercati, dove i prezzi al ribasso degli ultimi mesi non sono compatibili con i risultati ottenuti dai nostri pecorini sui mercati stranieri.
“Va riscritto – ha evidenziato Sanna – il rapporto fra allevatori e trasformatori, ma soprattutto occorre capire con esattezza le dinamiche dei flussi del falso formaggio italiano, sia sul mercato nazionale sia su quello estero”. Azioni che vanno accompagnate ad un maggiore impegno nella promozione dei prodotti certificati e nella difesa dalle imitazioni e dai falsi.

Dr. Nicola Gozzoli
Presidente Insieme per la Terra

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