Gli scandali sull’olio non hanno fine, o meglio le multinazionali che gettano discredito sui brand italiani continuano a lavorare indecentemente. A dare la grave notizia è Teatro Naturale.

Se qualcuno pensava che gli Stati Uniti avessero avviato una guerra commerciale con l’Italia olearia dovrà ricredersi.
La FDA americana, il 16 marzo 2016, ha lanciato un’allerta su alcuni lotti (5251R, 5351R e 5551R) di olio extra vergine spagnolo, a marchio Carapelli e Bertolli, venduti dalla Deoleo Usa. Gli oli erano venduti in Massachusetts, Ohio, Wisconsin, Indiana, Mississippi, Arkansas, Oklahoma, Missouri, Arizona, Alabama, New Mexico, Texas, Florida, Iowa, Maine, Illinois, Virginia, New York, Pennsylvania, e Georgia.
Negli oli incriminati, su cui pende un richiamo obbligatorio, sono state trovate tracce di trifloxystrobina e tebuconazolo. Si tratta di principi attivi fungicidi sistemici, largamente utilizzati proprio dall’olivicoltura iberica in particolare contro l’occhio di pavone, la cui presenza non è però ammessa nell’olio venduto negli Usa.
Come già accaduto per il clorpirifos, anche trifloxystrobina e tebuconazolo, sono ammessi per alcune colture agrarie statunitensi ma non per l’olivo, da cui la necessità, per l’extra vergine venduto negli Usa, dell’assenza di tracce di queste molecole nell’olio.
Le diversità nelle norme sanitarie, tra Usa e Ue, non si fermano certo al campo oleicolo. Pensiamo al famoso pollo al cloro. In considerazione del fatto che gli standard igenico-sanitari statunitensi negli allevamenti sono inferiori rispetto a quelli europei, gli Usa autorizzano la “sterilizzazione” delle carni avicole macellate con una “doccia” al cloro. Tale pratica non è ammessa in Europea e pertanto un “pollo al cloro” non è vendibile sui mercati dell’Ue. Il cloro, tuttavia, viene comunemente utilizzato per rendere potabile l’acqua in Italia e in Europa.
Paese che vai e regole che trovi, a cui necessariamente occorre adeguarsi.
Lo sa bene la Spagna olearia che, al contrario di quanto avvenuto in Italia per l’olio contenente clorpirifos, ha ammesso l’errore, la partita non doveva essere venduta sul mercato americano, ha ritirato il prodotto e ha evitato qualsiasi polemica con le autorità statunitensi, auspicando solo una maggiore uniformazione delle regole.
A voler pensare male, ci si può chiedere solo perchè l’errore è capitato proprio con i marchi “italiani” Carapelli e Bertolli e non con il brand iberico Carbonell. Errare è umano, perseverare è diabolico.

Continuerete ad acquistare questi oli?

Dr. Nicola Gozzoli
Presidente Insieme per la Terra

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