L’asta giudiziaria dello “sciacallaggio”

Davanti all’articolo pubblicato nel Diario della Marcia del Riscatto non abbiamo parole e preferiamo stare in silenzio, esprimendo tutta la nostra vicinanza a tutte queste vittime, Ve lo riportiamo qui sotto:

Questo mio diario doveva essere scritto precisamente il 06 di ottobre, ma quel giorno ero troppo arrabbiato per poter scrivere su questo argomento delle aste giudiziarie; ci ho pensato un po di giorni prima di farlo…..ma dovevo farlo, non potevo tralasciare qualcosa che ha toccato me, la mia storia e quella della mia famiglia e inevitabilmente ha segnato tutta la mia vita, passata, presente e futura.
Quando il 06 siamo stati a fare il sit-in al Tribunale di Cagliari contro le aste giudiziarie e abbiamo incontrato Franco Mesina e la sua famiglia, questa esperienza forte l’ho vissuta intensamente; negli occhi di quella gente, di quelle persone che stavano perdendo un bene a loro caro, ho rivisto i miei occhi, quelli di 3 anni fa, quando una mattina di giugno ci hanno fatto “gentilmente” accomodare fuori da casa, così come se buttare fuori da casa una famiglia è come buttare fuori da casa l’immondizia, perché chi ti toglie con un asta giudiziaria un bene, ti vede come immondizia, e quello che fino ad un certo punto pensavi che fosse tuo e che nessuno ti avrebbe mai tolto, in un minuto, in un secondo, diventa di qualcun altro. Chi compra un bene in quel modo deve fare in fretta a togliere di mezzo “la sporcizia”, perché “la merda che c’è stata dentro fino a quando il nuovo proprietario non è entrato in possesso del bene”, deve essere immediatamente eliminata, altrimenti non si può essere soddisfatti di aver fatto “l’affare”, deve essere tutto pulito, libero, nuovo, di vecchio non deve esserci più traccia e non importa se per te quella è tutta la tua vita, racchiusa in una casa, in un azienda o in un oggetto, tu, vecchio, devi scomparire.
Io da quella maledetta mattina ho dovuto cambiare la mia vita, non ho scelto io, ma hanno scelto altri per me, perché perdere il luogo dove hai vissuto una vita, dove dentro hai i tuoi affetti più cari, dove hanno costruito una famiglia e un azienda i tuoi nonni, dove hai riso e hai pianto insieme ai tuoi cari, ti viene strappato di colpo e il colpo che subisci è indescrivibile, può solo capirlo chi come me ci è passato, quelli di voi che stanno leggendo o che hanno sentito parlare di aste giudiziarie non capiranno mai cosa significa perdere qualcosa in questo modo.
Per un mutuo quasi pagato, ci hanno tolto la casa, e dopo tante resistenze e lotte, fatte di carte bollate, udienze, carabinieri e ufficiali giudiziari, la mattina che ci hanno sfrattato non abbiamo avuto neanche modo di prendere con noi gli effetti personali (…le mutande per chi non avesse capito). Ci siamo ritrovati 4 persone senza più niente, ma letteralmente più niente; hanno impacchettato la nostra vita in degli scatoloni, e gli hanno affidati ad una ditta di traslochi.
Oggi sulla mia pelle ho imparato a dare valore inestimabile alle cose più stupide che noi usiamo quotidianamente, come può essere un semplice spazzolino da denti, che per voi che leggete ha un valore pari a zero e sono cose che si usano e si gettano con facilità, per me invece, che mi sono ritrovato in questa situazione, oggi, diversamente da ieri, ha un valore pari a 1000.
Gianni durante quella giornata ha ribadito tante volte che chi è vittima di questa infamia, si “vergogna”, e la maggior parte delle volte non parla proprio perché si ritrova a vivere con questo senso addosso; si è verissimo, pura e sacrosanta verità, perché la società ti fa vergognare di essere un esecutato, ed esalta invece chi compra all’asta, addirittura definendole “persone per bene” (questo me lo sono sentito dire personalmente); società abituata a giudicare dall’esterno, tutti bravi a criticare le scelte, molte volte di natura economica, che una persona fa nella vita, tutti bravi a impartire sentenze, siamo diventati tutti quanti giudici in questo mondo, ma l’autocritica, bèh, quella invece no, rimane chiusa dietro la porta di casa e mai sia ad uscire fuori. Non potevo rimanere con la vergogna attaccata addosso, quella se non te la levi arriva ad uccidere, come succede e ne sentiamo parlare in televisione ogni giorno.
I debiti vanno pagati, questo voglio che sia chiaro e dovrebbe essere una regola di vita, di rispetto tra le persone e una regola di coscienza, e non sono qui a scrivere per difendere chi non onora i debiti, perché quelli sono sullo stesso piano di chi copra all’asta, ma non per questo oggi deve rimanere in essere un così scellerato modo di ripagare un debito; dovrebbero essere studiati altri modi per poterlo fare, senza togliere la dignità alle persone, perchè oltre a toglierti un bene, ti tolgono un grosso pezzo, ribadisco un grosso pezzo, di dignità; quella che ti rimane la usi per vivere, e per andare avanti.
Io voglio continuare, come ho sempre fatto fin ora, a camminare a testa alta e ad essere fiero di appartenere alla famiglia a cui appartengo, anche se ci hanno tolto la casa all’asta. Io e i miei cari
continueremo a lottare contro la vendita che ci hanno fatto, perché non è stata una vendita tanto giusta e chiara, nelle forme e nei contenuti, e contro questa società che ci vede come “appestati”.
Il senso della mia marcia è il RISCATTO per tutto quello che ho subito in questi anni e anche lottare contro questo scempio che si sta consumando nella nostra “Bella Italia”, con l’augurio che un domani possano finire le vendite all’asta delle vite umane.
Questo scritto (o meglio dire sfogo) è dedicato a due gruppi di persone diverse: il primo e quello dei miei nonni, che da lassù mi guardano e mi proteggono sempre, a tutte le persone vittime delle aste giudiziarie e degli “sciacalli”, come Franco Mesina e la sua famiglia, ma sopratutto a Tano, che ha abbandonato la marcia per andare a difendere la sua azienda venduta all’asta; il secondo gruppo invece è quello di tutte quelle persone, compreso chi ha comprato (questo poi lo deciderà la magistratura se è vero o meno) la mia casa all’asta, che pensavano e pensano ancora oggi che noi fossimo finiti e che ci avevano anche comprato all’asta la dignità, e quella a me e alla mia famiglia non la comprerà mai nessuno.

Mauro Cappuccio
Segretario Generale Insieme per la Terra

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