Mentre per chi va in Australia o in America è fatto divieto di portare con se qualsiasi materiale vegetale, per timore di importare parassiti pericolosi, in Europa le fontiere colabrodo permettono l’entrata indiscriminata di qualsiasi cosa. Dopo anni, come per incanto, emergono atti di pentimento di qualche Istituzione comunitaria, magari dopo lo scoppio di una determinata parassitosi tipica di Paesi oltre oceano. Tutto è lecito, basta che il problema si diffonda a casa d’altri (Germania esclusa): questo è il motto che vige a Bruxelles.

Con l’approvazione da parte del Parlamento europeo, arrivata il 26 ottobre a Strasburgo, inizia il conto alla rovescia per l’applicazione delle nuove norme UE per proteggere l’agricoltura dalla diffusione di patogeni vegetali. Il regolamento dovrebbe entrare in vigore nelle prime settimane del 2017 e prevede un periodo di transizione di tre anni prima della sua piena applicazione.
Visto il numero di parassiti «entrati» in Europa negli ultimi anni si potrebbe dire che il regolamento arriva in ritardo, ma comunque…
Tra le principali novità, c’è la possibilità di imporre divieti temporanei per l’ingresso nell’Ue di piante o materiale vegetale identificati come potenziali ospiti di fitopatogeni. Si estende l’obbligo del certificato fitosanitario per i professionisti e gli utenti finali che importano piante in Europa, e il «passaporto» delle piante a tutti i movimenti delle stesse ai fini della messa a dimora nel territorio dell’UE. È prevista poi la creazione e l’aggiornamento da parte degli Stati membri di piani di emergenza e l’istituzione di programmi di indagini pluriennali per garantire l’individuazione tempestiva di parassiti pericolosi.
Il regolamento prevede anche un perfezionamento del meccanismo che assicura compensazioni finanziarie dell’UE per i produttori costretti a sradicare per la presenza di patogeni pericolosi, come nel caso della Xylella fastidiosa.

Dr. Nicola Gozzoli
Presidente Insieme per la Terra

Fonte: Informatore Agrario

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