#Parmalat, tutti contro i francesi. Rivolta degli #azionisti di minoranza e dei #sindacati aziendali

L’Azienda di Collecchio si trova in un vero caos. Dopo i risultati positivi del boicottaggio realizzato dai consumatori forti sostenitori del latte italiano, oltre ad una parte del mondo politico, è la volta della discesa in campo dei lavoratori e degli azionisti di minoranza. I francesi hanno deciso di trasferire la sede legale a Milano tradendo il progetto iniziale promesso al momento della scalata ossia quello di costruire un grande polo del latte fresco a Collecchio. Promesse tradite da chi è abituato a fregarsene dei consumatori. Il Fatto Quotidiano descrive una situazione caotica.

La Collecchio del miracolo del latte, culla storica della Parmalat fondata e poi affondata da Calisto Tanzi, quindi rinata durante il commissariamento di Enrico Bondi e poi comprata dai francesi di Lactalis, perderà la sua valenza legale per il gruppo. Nel 2011 l’offerta di del gruppo della famiglia Besnier per l’acquisizione prometteva di trasformare il distretto parmense nella sede di un centro europeo per la produzione e distribuzione del latte fresco. Nel 2016 invece continuerà probabilmente a rimanere soltanto la sede operativa della multinazionale, mentre quella legale sarà spostata a Milano. La proposta, che sarà formalizzata nella prossima assemblea societaria, è stata avanzata da Sofil, holding attraverso cui Lactalis controlla il gruppo, e non è l’unica né la più importante delle modifiche allo statuto della società.

Due, infatti, le richieste in vista della riunione del 29 aprile: spostare la sede legale da Collecchio a Milano, dove ormai da anni si tiene l’assemblea dei soci che un tempo si svolgeva a Parma, e diminuire da due a uno i posti riservati ai soci di minoranza nel cda, azzerando di fatto le possibili voci fuori dal coro. “Sono scelte che non condividiamo, ma danno conferma di come stia evolvendo la governance della società – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it Paolo Ugolotti, presidente di Azione Parmalat, associazione di azionisti del gruppo – è un atteggiamento del socio di maggioranza che ormai va avanti da anni per mettere a tacere chi critica e chiede chiarezza sulla gestione”.
Dopo quattro anni di burrasche giudiziarie tuttora in corso, i francesi devono far fronte alle richieste di spiegazioni e ai malumori scoppiati (non solo nella minoranza) proprio a seguito delle ultime questioni che hanno portato tra l’altro all’azzeramento del cda.

E accentrare e consolidare le posizioni della maggioranza sembra dunque l’unica risposta concreta alle denunce sollevate ormai da tempo dai soci di minoranza che hanno trascinato Parmalat in Tribunale per l’acquisizione della società americana Lag. Prima con un procedimento civile e poi con un’inchiesta giudiziaria che non si è ancora conclusa e che vede indagati per infedeltà patrimoniale e ostacolo alla vigilanza alcuni nomi tra le massime cariche della multinazionale. E’ grazie alla solerzia degli azionisti di minoranza che nel 2012 sono cominciati i blitz nella sede di Collecchio e l’operazione Lag è finita nel mirino degli inquirenti. E sempre gli stessi sono tornati alla carica poche settimane fa denunciando al collegio dei sindaci i danni ingenti provocati da una gestione che avrebbe portato solo benefici ai francesi, puntando il dito contro l’inerzia del cda che in questi anni non si è ancora attivato per risanarli.

Anche trasferire la sede legale a Milano per i soci di minoranza non è casuale, e avrà conseguenze sul territorio e sulla gestione. “Spostarsi dal parmense vuol dire allontanare le minoranza del territorio, i piccoli azionisti, i risparmiatori, gli ex dipendenti – continua Ugolotti – Ma ha anche un significato simbolico, perché Parmalat è nata ed è sempre stata storicamente nel cuore della Food Valley, la patria dell’agroalimentare”. Lasciarsi alle spalle Parma e Collecchio, almeno dal punto di vista legale, significherebbe anche chiudere con Tribunale e Procura ducale, che dal 2012 hanno messo i bastoni fra le ruote ai piani della società (basti pensare che dopo l’inchiesta il prezzo di acquisizione di Lag è stato ribassato di 130 milioni).

Ma l’allontanamento, benché solo formale, potrebbe impoverire un intero territorio della sua storica azienda, che ora fa parte dell’Unione parmense degli industriali ed è considerata fiore all’occhiello tra le big del parmense. I sindacati, che hanno appreso dalla stampa delle intenzioni dei francesi, non nascondono la loro preoccupazione. “Chiederemo delucidazioni su quali mosse intende intraprendere Lactalis per il futuro e soprattutto sulle possibili conseguenze sui lavoratori – ha commentato Luca Ferrari, segretario Flai Cgil Parma – Parmalat è una multinazionale nata a Collecchio, dove ha sempre avuto la sede e il quartier generale”. Nel comune, tra uffici amministrativi e sito produttivo, si concentra il 50 per cento dei dipendenti del gruppo in Italia, e se il socio di maggioranza ha assicurato che la sede operativa rimarrà nel parmense, il trasferimento della sede legale a Milano potrebbe essere il segnale di un cambiamento, che di certo smentisce le promesse dell’Opa di far diventare Parma un centro europeo del latte fresco. “Quel documento è ormai superato, Lactalis ha deciso di fare operazioni e investimenti diversi – continua Ferrari – La preoccupazione però ora è che questo nuovo passo non vada in una direzione positiva per Parma. Sarà un aspetto su cui pretenderemo delle spiegazioni”.

Sorge spontanea una domanda. La sede verrà trasferita a Milano o in altri Paesi UE dove vige una migliore tassazione? Cari dipendenti e cari azionisti di minoranza preparatevi a fare le valige.

Dr. Nicola Gozzoli
Presidente Insieme per la Terra

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