Vi siete mai chiesti perchè è nata Campagna Amica di Coldiretti? Per amore del mangiar sano? Assolutamente no! Sicuramente vi sembrerà sconcertante l’articolo di Alfonso Pascale dal titolo “La resa dei conti” pubblicato su www.olioofficina.it. Provate a leggerlo; la verità va oltre l’impudenza …

I sociologi marxisti di fine Ottocento avevano previsto che le piccole economie contadine sarebbero state sconvolte a beneficio di grandi imprese capitalistiche con salariati. E Paolo Bonomi creò la Coldiretti per realizzare il sogno di Marx. Ma con una variante non di poco conto: ad essere protagonisti della concentrazione produttiva sono stati i contadini stessi, anziché lo Stato o le società anonime. Sono state infatti le imprese familiari a razionalizzarsi e a ingrandirsi, sospinte dal demone dell’efficienza. Un miracolo che si è potuto inverare nell’acqua di coltura del saper fare italico e della multiforme operosità delle famiglie rurali. Quello che non è riuscito alle forme di capitalismo puro, basate sul lavoro dipendente, o al collettivismo cooperativistico, è riuscito ad una minoranza di audaci coltivatori che, attraverso tanto dinamismo, hanno ridotto la grande massa dei colleghi a semplice scenario – se non addirittura a piedistallo – delle loro vittoriose iniziative.
Non solo i cattolici, ma anche Gramsci e Togliatti avevano intuito che, almeno nelle campagne italiane, questo sarebbe stato il percorso naturale delle cose. E dettero chiare indicazioni alle organizzazioni del movimento operaio perché assecondassero i contadini nella loro evoluzione verso l’impresa.
Ma dovettero passare trent’anni per consentire al socialista Giuseppe Avolio di far confluire i contadini di sinistra in un’organizzazione laica e democratica, priva di legami ideologici con il fascismo e con la chiesa di papa Pacelli. Avolio ce la mise tutta, ma il suo progetto si arenò perché ebbe la sinistra a far la parte del bastian contrario. Una sinistra bifronte, come due facce della stessa medaglia. Quella consociativa, sempre disponibile ad accordarsi con il sistema di potere democristiano, la quale ha sempre mantenuto un filo diretto con la Coldiretti, tentando di salvare la Federconsorzi dal disastro finanziario e prona ad assecondare ogni minima pretesa, anche la più scandalosa, proveniente dall’organizzazione bonomiana. E quella antagonista e settaria, nostalgica dell’agricoltura contadina dell’Italia pre-industriale e refrattaria ad essere parte di un progetto in cui si potesse riconoscere la gran parte dell’agricoltura italiana.
A prendere la bandiera dell’antagonismo contadino, alla fine degli anni ’80, è stato Carlo Petrini, costruendo intorno al brand di Slow Food un suo piccolo “impero”. Nel frattempo, i partiti della prima Repubblica si sono liquefatti e al loro posto sono nate consorterie elettorali alla costante ricerca di soldi per sopravvivere. E le organizzazioni sociali hanno smesso di fare rappresentanza: i loro simboli sono diventati dei meri brand, alimentati da un’accorta comunicazione sovvenzionata dal pubblico e finalizzata a concentrare sempre più cospicue elargizioni delle istituzioni e tenere così in vita le proprie agenzie di servizi. Nella lotta sorda che si è scatenata tra i vari brand, le consorterie politiche non hanno messo becco anche se in palio erano risorse pubbliche. Ma si sono assicurati i soldi per le loro campagne elettorali. La stessa cosa hanno fatto i potentati del mondo dei media, facendo passare qualsiasi velina redatta in collaborazione con agenzie di sondaggi.
La Coldiretti non poteva sopportare che Slow Food concorresse per accaparrarsi una parte non irrilevante dei soldi dell’erario. E ha inventato Campagna Amica come propria filiale, una fondazione operante sullo stesso terreno d’iniziativa di Petrini.
Dopo quasi quindici anni, è giunto il momento della resa dei conti. Il fondatore di Slow Food ha riconosciuto il primato di Vincenzo Gesmundo, il plenipotenziario di Palazzo Rospigliosi, e si è consegnato al vincitore. Contribuendo così anche lui a coronare il sogno di Marx. Ma questa volta, la concentrazione ipotizzata dal filosofo di Treviri, non riguarda la produzione agricola, bensì le risorse pubbliche da drenare quanto più possibile per tenere in piedi le agenzie di servizi, lasciando i contadini tutti e l’agricoltura italiana in braghe di tela.

Dr. Nicola Gozzoli
Presidente Insieme per la Terra

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