La #terra che crede nella #tecnologia e guarda al #futuro

Cambiare mentalità, cambiare impostazione lavorativa, cambiare la nostra vita quotidiana. Tutto è possibile per noi giovani agricoltori che crediamo nell’uso delle tecnologie. Mettersi in discussione per migliorarsi e per migliorare il lavoro a cui abbiamo dedicato tempo e passione. Le linee tracciate dall’articolo di Giampaolo Colletti guardano senza esitazione al futuro.

Lavorare la terra con smarphone e tablet. Perché la generazione dei nuovi contadini oggi è sempre più hi-tech. Lo sa bene Francesca Nadalini, 36enne imprenditrice agricola di Sermide, in provincia di Mantova. Il suo lavoro di coltivazione di angurie e zucche mantovane di alta qualità è fatto anche di tanta tecnologia. Grazie al digitale monitora costantemente il grado zuccherino dei meloni, quelli che poi esporta per il 30% in Inghilterra, Francia, Svizzera, Austria, Germania. «Oggi chi lavora la terra deve sapere anche di agronomia, economia, logistica. Tracciabilità e sicurezza alimentare sono alla base del nostro lavoro perché perseguiamo la qualità selezionando il prodotto migliore per il mercato», afferma Nadalini, che dialoga con i clienti anche sui social network. «La rete è una risorsa: è su Facebook che suggerisco, ad esempio, le nostre ricette».
Dalla Lombardia alla Toscana: A Pescia, ventimila anime in provincia di Pistoia, Pietro Barachini ha ideato l’app salva truffe nell’olio. La storia delle piante si traduce in un certificato disponibile a tutti gli appartenenti al circuito dell’extravergine toscano e nelle etichette dei suoi clienti, attraverso semplici QR Code. «In questo modo monitoriamo dal ramoscello staccato dall’olivo madre fino all’ultimo olio, e la filiera risulta molto più controllata», precisa Barachini.
Dalla Toscana alla Calabria. A Isca sullo Ionio si lavora il muscolo di grano: nascono così porchetta, fiorentina, filetto, hamburger e salumi fatti rigorosamente di frumento e legumi. A lavorare con moderne tecnologie questa carne senza colesterolo ci pensa Lucia Marascio, 35enne imprenditrice agricola. «L’idea di una “carne senza carne” nasce anni fa quando mio padre per motivi di salute è stato costretto a cambiare il proprio stile di vita», afferma Marascio. Oggi distribuisce il prodotto in oltre duemila negozi biologici italiani e lo vende anche online, dialogando in rete e sui social con i clienti.
Fotografia di un’Italia che lavora la terra
Ecco allora la nuova la generazione di contadini digitalizzati, quelli che hanno deciso di coltivare la terra utilizzando le leve delle nuove tecnologie.
Si affermano modelli innovativi, sostenibili, digitalizzati: la via verde all’impresa passa per i nuovi device. Con numeri da pollice all’insù: la produzione agricola in Italia ha raggiunto lo scorso anno i 53 miliardi di euro con 1,5 milioni di aziende agricole e più di un milione di persone. E il numero di imprese multifunzionali – impegnate cioè in attività connesse all’agricoltura – è in forte aumento, registrando un +48 per cento.
Gli agricoltori hi-tech emergono anche dall’ultima ricerca italiana di novembre 2015 e promossa dall’azienda di servizi informatici Image Line con il Centro Studi Nomisma, basata su un campione di oltre 1.300 imprese: il 61% degli agricoltori utilizza quotidianamente internet per le proprie attività in campo, il 95% utilizza banche dati online a supporto della gestione dell’azienda agricola: tra questi – evidenzia lo studio – il 35% lo fa per avere informazioni meteo, mentre l’11% si tiene aggiornato sui prezzi dei prodotti agricoli.
Nuove tecniche di controllo e monitoraggio: secondo la ricerca il 43% li conosce e sarebbe interessato a utilizzarli per monitorare le proprie coltivazioni.
Gli agricoltori vedono le nuove tecnologie anche come mezzo per dialogare con il consumatore e raccontare direttamente la storia dei propri prodotti: uno su cinque ha un proprio sito web, e tra questi uno su quattro ha attivo un servizio di e-commerce. E cresce anche l’uso di smartphone e tablet, ora al 18 per cento. Come peraltro l’adozione di social media: il 39% li utilizza, e tra questi più della metà – precisamente il 57% – opta per Facebook.
Agricoltura tech per le giovani generazioni. Perché sperimentare e innovare sembra siano i tratti distintivi degli imprenditori agricoli under 30: è quanto emerge da un’altra fotografia, scattata i questo caso da Swg nella prima metà di novembre 2015 e che ha coinvolto un campione di duemila soggetti tra i 18 e i 30 anni. I settori prediletti sono l’agriturismo (27%), la produzione e la trasformazione (21%), l’allevamento e la produzione agricola (19%). Maggiore la componente maschile, proveniente prevalentemente da Sud e isole e con un livello di istruzione medio-alto, soprattutto in coppia, ma senza figli: questo è il profilo tipo del giovane attratto da un impiego in agricoltura. Così l’attrattività dell’agricoltura è in aumento: per quasi la metà degli intervistati – precisamente il 45% – non è solamente tradizione, ma può esprimere innovazione. E d’altronde crescono anche i numeri delle iscrizioni a Scienze Agrarie, con un +25% nell’ultimo triennio. 
Innovare la terra grazie allo Spazio
Rivoluzione agro-alimentare fa rima con giovani. «Sono tanti coloro che lavorano nelle campagne italiane, molti di loro ereditano e conducono le attività di famiglia, altrettanti sono startupper. Ecco, questi giovani stanno guidando una vera e propria rivoluzione culturale e stanno apportando al settore tre tipi di innovazione: quella tecnologica, quella di processo, quella di servizio», afferma Maria Letizia Gardoni, presidente Coldiretti Giovani Impresa. Che scommette sul binomio vincente tra agricoltura e nuove tecnologie. «Sempre più imprenditori agricoli, soprattutto giovani, si fanno interpreti del proprio tempo: le radici culturali del settore incontrano quell’innovazione tecnologica contemporanea: è un modo anche per salvaguardare nicchie territoriali e per raccontarsi e vendersi in tutto il mondo».
Giovani o non giovani, di fatto la vecchia immagine dell’agricoltore con la zappa in mano lontano dalla tecnologia non esiste più. Ne è convinto Ivano Valmori, fondatore di Image Line. «Quello dell’agricoltore è un mestiere che apparentemente lo isola dal mondo. Grazie ai device mobili oggi può controllare le previsioni meteo, impostare le attività in campo – come ad esempio le concimazioni e la difesa – compilare moduli per la gestione tecnico-amministrativa e non ultimo rimanere in contatto con il consumatore»
E la terra oggi chiama lo Spazio come luogo privilegiato dove studiare su grande scala la vegetazione, le correnti marine, la qualità dell’acqua. Grazie all’integrazione dei dati inviati dai satelliti con quelli rilevati sul terreno a livello locale è possibile migliorare la coltivazione dei terreni agricoli ottimizzando l’uso di acqua e fertilizzanti, prevedere l’entità del raccolto e indirizzare le politiche di sviluppo verso pratiche forestali sostenibili. Proprio domani (lunedì 25 gennaio) alle ore 18 se ne parlerà al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano. Perché il futuro della coltivazione della terra già oggi abita in spazi per noi geograficamente molto lontani, ma sempre più accessibili.

Dr. Nicola Gozzoli
Presidente Insieme per la Terra

Pubblicità

Taggato , , , , , . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

I commenti sono chiusi