#Naturopatia con Francesca: Andar per #tartufi

Alimento raro e prezioso dal profumo inconfondibile

Il tartufo, considerato una vera prelibatezza, è tipico di alcune regioni d’Italia, come il Piemonte e l’Umbria, spesso viene utilizzato come condimento di pasta e risotto, oppure in crema da spalmare sul pane.

In realtà il tartufo è un fungo che cresce spontaneamente sotto terra accanto alle radici di alcuni alberi o arbusti, soprattutto le querce e i lecci; normalmente i tartufi vengono raccolti a mano e secondo tradizione vengono individuati con l’aiuto dei cani, il cui fiuto è particolarmente sensibile alla loro presenza.

La curiosità legata al suo profumo, che non tutti apprezzano, è che il tipico odore penetrante si sviluppa solo a maturazione avvenuta, con lo scopo di attirare animali selvatici – come maiali, cinghiali, tassi, ghiri e volpi – che scavando nel terreno possono contribuire a spargere le spore di tartufo e quindi propagarne la specie.
In Italia e in Francia la coltivazione del tartufo è in fase sperimentale, in realtà si favorisce la naturalezza e stagionalità del prodotto che per fortuna in Italia cresce spontaneamente in modo abbondante, tanto da porci tra i primi esportatori mondiali.

In Italia troviamo essenzialmente due varietà di tartufo: il tartufo bianco e il tartufo nero: il tartufo bianco, tipico del Piemonte, è la varietà più rara e pregiata (tartufo bianco di Alba), il tartufo nero è normalmente più comune, anche se ricordiamo il tartufo pregiato nero di Norcia, la specie nera è presente in Umbria e Molise, Marche e Toscana.

Per le proprietà nutrizionali non c’è differenza tra le due varietà: il tartufo è famoso per la sua ricchezza di antiossidanti, che aiutano a combattere i radicali liberi, per le proprietà elasticizzati che stimolano la produzione di collagene, rimineralizzanti, digestive, afrodisiache.
E’ costituito essenzialmente da acqua (per oltre l’80%), fibre, proteine presenti in quantità minima, pochissimi grassi, sali minerali presenti in discreta quantità, dal momento che il tartufo provvede a convogliare proprio i sali minerali alla pianta in prossimità della quale si sviluppa.

Una controindicazione va segnalata per chi soffre di renella e di problemi al fegato, ma dato che normalmente il consumo di tartufi è occasionale, non si dovrebbero presentare problemi.

Il periodo della raccolta inizia a fine settembre, si protrae per tutto l’autunno e spesso arriva fino a dicembre: tra gli alimenti dell’autunno va quindi ricordato …fosse anche per una spolverata sopra una pietanza o per un olio aromatizzato!

Francesca Perego
Naturopata Insieme per la Terra

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Informazioni su Mauro Cappuccio

Segretario Generale Insieme per la Terra
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