Nel primo sindacato italiano regna una totale confusione sui voucher. Non che le idee fosse chiare in Coldiretti (vedi la moratoria sui debiti o l’etichettatura) ma sia gli associati sia i dipendenti sindacali sono alla merce dei pasticci politici tutti nostrani.
In data 8 aprile 2017 Roberto Moncalvo, Presidente nazionale di Coldiretti, tuona sul Sole 24 Ore contro la decisione del Governo Gentiloni di abrogare i voucher, giudicati strumenti essenziali in agricoltura, specialmente nella vendemmia.

«La cancellazione dei voucher rappresenta una vera e propria scure per il vino italiano – dice la Coldiretti –.
Un settore che ha fatto da apripista e che nel tempo ha dato ampie dimostrazioni di non inflazionarne certo
l’utilizzo». Eppure in agricoltura il sistema ha consentito l’emersione di lavoro nero e non è stato uno strumento
sostitutivo di altre tipologie di contratto o – per dirla in sindacalese – che ha destrutturato i rapporti di
lavoro. «In tutte le regioni nelle quali si è rilevato un significativo ricorso ai voucher – continua la Coldiretti – l’occupazione agricola dipendente a tempo determinato, non solo non è diminuita ma in molti casi si è
incrementata».
«Occorre individuare una valida alternativa – ha detto il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo – per
evitare un arretramento che danneggerebbe sia imprese che lavoratori. Serve uno strumento che al pari del
voucher, semplifichi la burocrazia per l’impresa, sia agile e flessibile rispondendo soprattutto ad un criterio
di tempestiva disponibilità all’impiego e dall’altra generi opportunità di integrazione al reddito per giovani
studenti, pensionati e cassa integrati in quadro compiuto di garanzie soprattutto assicurativi».

E fino a qua ci siamo! Il bello arriva il 26 aprile 2017 quando su Il Punto Coldiretti si fa una vera e propria retromarcia sull’argomento:

L’impiego dei voucher in agricoltura è stato pari ad appena l’1,6% del totale praticamente stabile da cinque anni perché è l’unico settore rimasto praticamente “incatenato” all’originaria disciplina “sperimentale” con tutte le iniziali limitazioni, solo lavoro stagionale e solo pensionati, studenti e percettori di integrazioni al reddito.

Prima si tuona poi si fa retromarcia. Non è per caso che ci sia stata una adeguata ramanzina da Via XX Settembre, giusto per smorzare i toni perentori di Coldiretti?
Come sempre non vengono considerate le necessità lavorative degli agricoltori italiani, a cui, giusto per dirla tutta, non pensa più nessuno. La raccolta della frutta e della verdura hanno sempre richiesto personale per brevissimi periodi; questa tipologia di lavoro era una formula giudicata molto “interessante” dagli studenti. Ora quale sarà la soluzione al problema? Il tempo passa e le raccolte devono essere fatte. Da chi? Dagli stessi sindacalisti agricoli che seduti comodamente sulle loro scrivanie percepiscono lauti stipendi?
Dite quello che volete ma questa vicenda è un plateale esempio della mal politica e del sindacalismo più inutile.

Dr. Nicola Gozzoli
Presidente Insieme per la Terra

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