Anche il PAI minato dal #conflitto d’interessi. Non un c’è comparto sano in #Agricolura

E’ inutile guardarsi in giro da qualche parte, alla fine si finisce SEMPRE per cadere nella stantia ragnatela della furbizia all’italiana. Non esiste comparto o branca in Agricoltura (ma ogni mondo è paese, vale ovunque ovviamente) che non subisca il peso della corruzione, anche se in questo caso, non v’è una violazione della legge, ma solo un palese conflitto d’interesse che proprio avrebbe potuto essere evitato.

Siccome certamente la Sig.a Paola Grossi non lavorerà gratis e certamente i suoi stipendi non saranno di 1.000 € ciascuno, non crediamo proprio che vorrà rinuncerà ad una delle cariche solo per una mera questione d’etica professionale. Ma queste due carriere o poltrone sono in evidente conflitto d’interesse. Quando siede su quella di membro del CdA di Cattolica Assicurazioni, ovviamente dovrà puntare a massimizzare gli introiti di questa azienda e quando invece siede in quella di Direttore Nazionale dei Consorzi di Difesa ASNACODI dovrebbe fare quello degli Agricoltori.

Qui viene l’ipotesi maligna: la possibile agevolazione verso Cattolica Assicurazioni delle coperture previste dal PAI (Piano Assicurativo Individuale) ed è proprio di questo gli agricoltori non si fidano, dell’ennesima fregatura o se vogliamo, della possibile ulteriore possibilità per qualcuno di “mangiare” sopra al sistema che dovrebbe aiutare il Settore. La perdita di fiducia si legge nei numeri, in rapida picchiata, si parla di centinaia di milioni di € persi, ma il risultato è dovuto anche dalla incredibile complessità e schiacciante burocrazia necessaria per ottenere la PAI da parte degli Agricoltori.
Il Parlamentare Europeo Herbert Dorfmann ha dichiarato “A tre anni dall’entrata in vigore di questa misura, ci si accorge che il sistema è troppo sofisticato e non funziona. Le regole Europee non prevedono questo alto livello di complessità introdotto dall’Italia che ingessa e blocca il sistema”. Abbiamo già scritto di come un muro di burocrazia diventa un sicuro guadagno da parte delle Sindacali, a pensar male si fa peccato, ma difficilmente ci si sbaglia.

Dal canto suo, non esistono leggi ne misure contro “possibili” conflitti d’interesse in questo senso, così come non esiste una vera misura morale che imporrebbe di lasciare uno dei due incarichi che potrebbero dar adito a dubbi sulla propria persona e sulla propria onestà intellettuale. Forse chi è senza peccato dovrebbe scagliar la prima pietra, può darsi che fino a che nessuno faccia emergere un’azione in questo senso, non v’è modo di dubitare della Sig.a Grossi, ma dall’altro canto, il “danno” già è visibile e le voci corrono, la fiducia cade, così come crolla il progetto PAI in Italia che poteva essere un ottimo modo per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. Quindi dicevo, perchè ora che il danno è fatto, la Sig.a Grossi non lascia l’incarico al ASNACODI? Perchè in Italia ci deve sempre essere la necessità patologica di tenere il piede in due scarpe? Perchè dobbiamo distruggere un progetto interessante, con ottimi obbiettivi, solo per la cupidigia di mantenere due stipendi al posto di uno? E’ così basso il valore della nostra morale? Non possiamo proprio fare un passo indietro quando s’è palesata una situazione d’indigenza istituzionale?

La natura umana ha in se una base di egoismo, probabilmente nata in antichità, quando l’uomo o era capace di procurarsi il cibo per se o moriva, questo istinto deve essere rimasto innato nella nostra specie, perchè se no non si spiega il perchè non ci si accontenta mai di quello che si ha. Ci sono persone milionarie che cambiano i destini di una intera nazione solo per avere ancora più soldi, in una fame patologica infinita, in un crescendo di cattivi sentimenti che uccide l’umanità della persona stessa.
La cosa peggiore che le stesse persone che vengono affamate da questi, li ammirano e ne lodano le gesta.
Che Luciano Ligabue in una strofa de “L’amore conta” abbia ragione: “… forse qualche Dio non ha finito con noi…”, qualche “ingranaggio” sicuramente ancora ci manca.

Mauro Cappuccio
Segretario Generale
Insieme per la Terra

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