#Latte, eccessiva speculazione non eccessiva produzione

Va bene guardare il bicchiere mezzo pieno, ma a volte l’esagerazione supera l’immaginazione. In questi giorni i vari mass media hanno raccontato e giustificato il crollo del prezzo del latte come un risultato dell’eccessiva produzione italiana. L’Agenzia Ansa scrive:

Il mercato del latte vaccino è sempre più complesso e concorrenziale. E nell’Europa a 28 l’aumento della produzione, fra l’11 e il 13%, si abbina a un calo della domanda, con conseguente discesa dei prezzi“.

Tra il dire ed il non dire, tra uno studio di qualche illuminato o della profezia del personaggio del momento, la colpa del crollo del prezzo risulta sempre ad esclusivo carico dell’agricoltore. Il principio cardine è che la piccola impresa deve morire mentre deve sopravvivere l’agricoltore di grande dimensioni, senza debiti, magari amico dell’amico. Nel leggere l’agenzia Ansa infatti troviamo un’ottima supposta:

A fotografare la crisi delle stalle e degli allevatori è, oggi a Roma, il presidente di Adm, l’associazione della Distribuzione Moderna, Francesco Pugliese, al convegno “La sfida della competitività per il latte italiano” organizzato dalla stessa Adm in collaborazione con Federdistribuzione, Ancc-Coop e Ancd-Conad, col patrocinio del Senato e del ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Secondo uno studio di Roberto Della Casa dell’università di Bologna, i conti tornano solo negli allevamenti che superano i 100 capi complessivi e sono tecnologicamente all’avanguardia. Ma il 48% dei circa 33.000 allevamenti in Italia è ancora di piccola dimensione – meno di 15 capi e meno di 100 tonnellate di produzione complessiva – e realizza circa il 5,5% del totale prodotto, mentre il 9% degli allevamenti è di grande dimensione – oltre 115 capi e più di mille tonnellate – e realizza il 52% della produzione. In questo quadro, lamenta Pugliese, “il nostro sistema latte fatica a mantenere il confronto con le produzioni degli altri Paesi, facendo emergere i deficit strutturali che ne limitano efficienza, produttività e competitività. Se vogliamo che il settore del latte si affermi come un elemento di punta dell’agroalimentare italiano, servono quindi interventi di respiro strategico. Noi siamo disposti a fare la nostra parte – ha annunciato il presidente della distribuzione moderna – mettendoci in gioco in una logica di filiera nella quale ciascuno ne tragga un vantaggio, ma tutti devono assumersi le proprie responsabilità. La Gdo (grande distribuzione) lo ha già fatto nella valorizzazione dei prodotti Dop e Igp, con una campagna di comunicazione che ha coinvolto migliaia di punti vendita in tutta Italia, e su questo piano possiamo lavorare per la promozione del prodotto italiano“.

Nulla importa che gli agricoltori siano i custodi del territorio preservando l’ambiente ed evitando l’abbandono per esempio delle montagne.
Nessuno però racconta come gli industriali del latte si sono organizzati per portare temporaneamente, in coincidenza con la scadenza del contratto di fine febbraio, tonnellate di latte a 23 cent al litro posto allo stabilimento. Nessuno racconta come, grazie a queste strategie commerciali mirate, siano crollate le quotazioni nei mercati borsistici del latte spot. Nessuno racconta che le multinazionali, grazie alla loro forza economica, fanno ciò che vogliono. Nessuno racconta che chi ha protestato davanti alle Aziende Galbani – Parmalat, di cui era magari fornitore, abbia, come in una incredibile coincidenza, ricevuto lettera di disdetta del rapporto per essere sostituito da latte straniero. Nessuno racconta che la rispettabilità in Italia si può comprare magari grazie ad una buona pubblicità televisiva. Nessuno racconta della speculazione realizzata dalla Grande Distribuzione Organizzata nelle nostre campagne per poi illudere il consumatore, riempiendolo di attenzioni, con le loro finte offerte 3X2. Nessuno racconta di un sindacato unitario perchè in Italia vige il motto dell’imperatore Cesare “Divide et Impera“.

Forse sarebbe il caso di dire la verità !
Molto più corretto sarebbe giusto parlare di eccessiva speculazione, non di eccessiva produzione.

Ai “sordi” ed ai “ciechi” diciamo chiaramente che noi vogliamo produrre e mangiare il nostro latte italiano. Il resto lo getteremo nella spazzatura !

Dr. Nicola Gozzoli
Presidente Insieme per la Terra

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