Fare impresa innovando nell’agroalimentare, nel settore agricolo, è un gioco da ragazzi!

Eccovi l’articolo di Coldiretti “Giovani impresa”, per favore, cercate di restare seri leggendo questo:

Giovani agricoltori che crescono ogni giorno sempre di più, con una mano tesa verso il futuro e uno sguardo alle tradizioni che sono la base di quella che noi oggi chiamiamo agricoltura innovativa. I giovani di cui parliamo sono ragazzi pieni di speranze con le menti creative, con idee ricche, capaci di portare ventate di aria fresca in un settore – quello agricolo appunto – che nonostante tutto non conosce crisi, ma che continua a progredire in maniera continuativa e dinamica, producendo quell’agroalimentare Made in Italy che il mondo intero ci invidia. Questi ragazzi sono la speranza per un futuro (nemmeno troppo lontano) fatto di opportunità, tante opportunità in ambito lavorativo.

Ahhh quanto ottimismo, queste frasi colano di dolce melassa ed ipocrisia quanto basta per farvi venire un attacco di diabete e di nervi nello stesso momento, non è facile, magari chiederemo a Francesca la nostra Naturopata, se le è mai successo nella sua carriera una cosa simile, potremmo battezzarla come “Sindrome da maglietta gialla”. In primis i sintomi sono allucinazioni e vagheggio, per poi terminare in stati di confusione mentale anche da contatto, occhio ad avvicinarvi troppo, rischiereste di vedere anche voi tutto rosa e finireste per comprare l’intero Kit della Folletto e diventare Testimoni di Geova nello stesso giorno!

“Che nonostante tutto, non conosce crisi” 
– Pianeta Terra chiama Coldiretti Giovani, per favore rispondete!

Ma la farneticazione continua:

Progresso, innovazione, commercializzazione. I giovani agricoltori che tornano alla terra, sono spesso ragazzi con un notevole bagaglio di esperienze, alcuni sono laureati, altri hanno imparato tutto dalla famiglia: sono tutti ragazzi che si pongono come obiettivo finale, quello di mettere in commercio i prodotti delle proprie aziende soprattutto attraverso la vendita diretta. Mercati locali e km zero sono le parole chiave per avere successo tra i consumatori che, specialmente negli ultimi anni, sono molto più attendi alla qualità e genuinità dei prodotti che portano in tavola.

Spesso i ragazzi sono laureati o diplomati, certo, e tornano alla terra perchè è quello che il padre e prima ancora il nonno, gli hanno lasciato in eredita, insieme a qualche mutuo decennale che non riescono più a pagare e per non farsi portare via l’azienda agricola e la casa, sono obbligati a portare avanti anche loro.
I mercati locali a KM zero sono l’unico modo per avere un minimo di guadagno da quanto viene prodotto perchè con la vendita alla GDO o tramite intermediari, praticamente si va a pari con i costi se addirittura non si va in perdita, vedi il mercato della carne o del latte di giugno 2016, o se vogliamo continuare, la guerra del grano di luglio/agosto 2016, ma potremmo continuare con gli esempi per un bel pò.
E certo che i consumatori sono più attenti, qui tra Trattati di libero mercato d’ogni genere, rischiamo di mangiare formaggio ricavato dalla plastica proveniente da qualche remoto Paese asiatico, con la scritta “Made in Italy” taroccata (oppure con “Proveniente da Paesi Extra EU”). Ovviamente la gente sta attenta a quello che compra e certamente se lo fa dall’agricoltore o dal vicino caseificio, avrà senz’altro una sicurezza maggiore.

Ed infine:

I giovani imprenditori agricoli di cui raccontiamo le Storie, sono ragazzi che hanno creduto e puntato tutte le forze sull’agricoltura multifunzionale fatta di trasformazione e vendita dei prodotti, agriasilo e fattorie didattiche che permettono anche ai più piccoli di conoscere come nasce e da dove arriva il cibo sano e poi ancora corsi di cucina, agriwellness e quell’agricoltura sociale che permette ad alcune tipologie di  persone di inserirsi nuovamente nel contesto sociale.

Agriwellness? Agriasili? ma cos’è l’agriwellness? Ma la finite di stordire la gente con inglesismi inesistenti inventati apposta per incuriosire? Parlate come mangiate: Viver bene (o star bene) = wellness, agri = abbreviazione di agricolo, quindi star bene in campo agricolo?

Allora diciamo a Coldiretti che invece di far scrivere articoli al limite della fantascienza e dell’ubriachezza molesta allo “Staff Giovani impresa” si reinventi per AIUTARE gli agricoltori a risolvere GRATUITAMENTE le infinite maglie della burocrazia soffocante che hanno creato a braccetto con i Governi che si sono succeduti per potersi creare una comoda posizione monopolista in richieste di adempimenti e domande varie, ovviamente a PAGAMENTO, oltre al tesseramento che già non è gratis.
Che si adoperi per combattere il fenomeno del caporalato aiutando il Governo, essendo loro la più grande, importante e conosciuta Sindacale italiana, a trovare una VERA concorrenza al Caporale, trovando una specifica tassazione per questo genere di lavoratori, così che possano ricevere un compenso adeguato, senza distruggere l’economia dell’azienda agricola e senza che quest’ultima preferisca rischiare con i caporali piuttosto che vedere marcire la roba nel campo, perchè non può permettersi di raccoglierla (perchè gli costa di più che quando ne guadagna dalla vendita alla GDO).
Che si adoperi che creare un mercato che non imponga nessuno a chiedere la PAC, piuttosto questi soldi vengano adoperati per la lotta al caporalato, pagando le tasse governative e lasciando all’agricoltore solo il pagamento dell’emolumento netto. La Sindacale farà GRATUITAMENTE la gestione del personale, così ci sarà un forte abbattimento del lavoro nero perchè per ottenere questa esenzione, sarà necessario assumere (anche stagionalmente) il lavoratore, senza ulteriori spese.

Ecco come sarebbe veramente utile Coldiretti. Sinceramente dei tanti servizi al Telegiornale dove si sente il nome della gialla sindacale solamente associato a stime sui danni di eventi climatici disastrosi o sulle numerose indagini o ricerche come quelle dei Weekend lunghi di Pasqua o Primo maggio, che di agroalimentare non hanno nulla o ben poco, non ne abbiamo veramente bisogno.

Allora, Dott. Moncalvo, torniamo sulla Terra e vestiamo i panni per il quale siamo pagati ed anche profumatamente?

Mauro Cappuccio
Segretario Generale
Insieme per la Terra

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