“Puntiamo a dare massima trasparenza delle informazioni al consumatore, tutelare i produttori e rafforzare i rapporti di una filiera strategica per il Made in Italy agroalimentare. Con questo provvedimento l’Italia vuole sperimentare per prima un nuovo sistema di etichettatura che valorizzi le nostre produzioni di grano e pasta, come abbiamo fatto con quelle lattiero casearie. Allo stesso continueremo a spingere a Bruxelles per avere un avanzamento su questo fronte a livello europeo”.

Questo è quanto dichiara sul comunicato stampa tratto dal sito del MIPAAF il nostro solerte Ministro Martina, solo che stavolta ci sono diversi punti che rendono così come è stata riportata, pressochè inutile questa iniziativa, benchè senz’altro lodevole nei fini.

Eccovi l’estratto che ci rende dubbi ed i nostri commenti:

LE NOVITÀ DEL DECRETO

Il decreto in particolare prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:
a) Paese di coltivazione del grano: nome del Paese nel quale il grano viene coltivato;
b) Paese di molitura: nome del paese in cui il grano è stato macinato.

Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

Commenti:

Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

Quindi se analizziamo e mettiamo in pratica questo indice, per un grano ad esempio canadese che viene miscelato con grano statunitense possiamo scrivere “Paesi NON UE” e venisse macinato in Germania allora potremmo scrivere “Paesi UE e NON UE” che significa tutto e niente, in pratica potrebbero scriverlo anche ora che non servirebbe a niente come dopo l’attuazione del decreto, comunque non sapremmo MAI da dove arriva, in qualsiasi parte del mondo viene coperto con questa ultima dicitura. A cosa serve? A nulla!

Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

Anche questa ultima dicitura è utile come lo è una forchetta per consumare un piatto di brodo. E l’altro 50% da dove proviene? Come facciamo a dire che la pasta è italiana se la regola è “Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese”? E se l’altro 50% venisse dai campi attorno a Cernobyl oppure dall’inquinatissima Cina meridionale? Possiamo comunque scrivere “Italia ed altri paesi non UE”?

Ministro Martina, abbiamo la rara possibilità di portare a casa una buona regolamentazione di un mercato sempre più anonimo e globalizzato, che non ha più regole di etica e non guarda in faccia nessuno in nome del profitto. Menefreghismo totale sulla qualità del cibo che ci viene proposto basando il tutto sulla legge dell’ignoranza (il consumatore non sa, quindi mangia quello che gli viene dato, con sempre meno scelta ed è anche felice di farlo, grazie alla pubblicità), perchè perdere la possibilità di lasciare forse l’unico segno di buona volontà di questi tempi? 
La preghiamo di non lasciare che la sua mano sia guidata dalla spinta delle multinazionali del cibo o dagli industriali che preferiscono stare sul vago, esattamente come è questa etichettatura che state proponendo. Vaga, non da conferme, da solo un’idea del continente (e nemmeno tanto quello) di dove viene prodotto e/o macinato il grano o prodotta la pasta. Per una volta facciamo le cose BENE. Obblighiamo a scrivere OGNI paese di provenienza di quella specifica scatola di pasta, esattamente come si fa con i lotti. Lotto n° 37847 provenienza Germania, Lotto n° 37848 provenienza Canada, Lotto n° 37849 provenienza Italia, così la gente può scegliere se acquistare quella pasta oppure no. Non è molto differente per voi che farete il Decreto, sarà invece un impegno per gli industriali con il consumatore, una cosa rara al giorno d’oggi, ma sono certo che ne trarrà beneficio anche il mercato, perchè la chiarezza da fiducia, perchè la fiducia fa mercato, perchè creerà clienti fidelizzati e non solo consumatori, sta accadendo con i piccoli e medi pastifici italiani come Rummo, la gente si fida.

Sono certo che potrà rivedere il Decreto prima della sua attuazione, ribadisco, così non serve allo scopo.

Mauro Cappuccio
Segretario Generale
Insieme per la Terra

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